E-commerce e legalità

Software a pagamento: Easy Download nel mirino dell'Antitrust


autore: Redazione InterTraders
Venerdì 16 Luglio 2010
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha finalmente avviato un'istruttoria nei confronti del noto sito di download a pagamento Easy Download (http://easy-download.info/). L'indagine sarebbe partita dopo diverse denunce da parte delle principali associazioni a tutela dei consumatori e migliaia di segnalazioni inviate da utenti finiti nella trappola del portale in questione.

Easy download, lo ricordiamo, è un sito attivo dal marzo di quest'anno e che offre -in modo davvero singolare- il download di software gratuito (e facilmente reperibile in rete) a pagamento, ossia dietro registrazione e versamento di una quota annuale di ben 96 euro.

Le ragioni che hanno macchiato il portale di illiceità e pratiche commerciali scorrette in danno dei consumatori, sarebbero legate alle modalità con cui viene offerto il download dei vari programmi per chi accede direttamente al sito dai motori di ricerca (Google in particolare), dal costo del servizio e dalle informazioni per recedervi rese sostanzialmente invisibili all'utente. Il tutto impostato in modo tale da far credere ai visitatori che si tratti di un sito di download gratuito.

Sebbene la gestione di Easy Download faccia capo ad un'azienda europea -la tedesca Euro Content Ltd.- il modus operandi ingannevole del sito, i dati di registrazione dello stesso e l'uso di numerosi redirect per indirizzarvi gli utenti, richiamano nei fatti quella che è una pratica fraudolenta sempre più diffusa nel mondo dell'e-commerce e del p2p a pagamento (v. link a un nostro precedente approfondimento e il recente video pubblicato nella sezione 'YouTrader').

L'iniziativa dell'Antitrust è stata accolta positivamente dalle varie associazioni, ma ci chiediamo se possa portare risultati concreti a tutela dei consumatori. Siti come Easy Download, infatti, sono il frutto di menti impunite e particolarmente abili nelle truffe contrattuali online, nelle pratiche commerciali scorrette e nel 'mescolare' dati personali per rendersi irrintracciabili. Pertanto provvedimenti inibitori finalizzati a impedire l'accesso al portale da motori come Google lasciano il tempo che trovano, in ragione dell'uso massiccio di redirect, nuovi domini e prestanome che i gestori di simili portali (complice il Web) fanno con una certa facilità.

Redazione InterTraders


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