eBay e PayPal: nessun monopolio nelle aste onlineautore: Roberto Rais Martedì 09 Marzo 2010  eBay è recentemente uscita vincitrice da una class action promossa nel 2007 da
un gruppo di iscritti alla piattaforma. Alla base dell’azione legale vi sarebbe
stato il comportamento sleale tenuto dalla società che, forte di un sostanziale
monopolio nel settore delle aste online, avrebbe imposto di fatto PayPal
come sistema di pagamento.
La vicenda ha avuto origine nel dicembre del 2005, quando un ebayer americano,
Michael Malone, aveva venduto sul sito d’aste alcuni altoparlanti al prezzo di
200 dollari. Malone in tale occasione si era visto ridurre il ricavo netto della vendita di ben 10,38 dollari,
a titolo di tariffe e commissioni percepite da eBay sulla transazione.
A suscitare, tuttavia, le proteste dell'utente era stato il successivo addebito
di 5 dollari percepiti da PayPal sul conto "Premier", attivato “forzatamente” da
Malone vista l'impossibilità di utilizzare per l’incasso della
vendita il proprio conto "personale".
Il venditore, in tale occasione, aveva altresì notato l’esclusione da parte di
eBay della possibilità di regolare le operazioni compiute all'interno del
proprio portale attraverso metodi alternativi di pagamento:
secondo il ricorrente (cui nel frattempo si era aggiunto un nutrito gruppo di
aderenti alla class action intentata), all'epoca della formale protesta,
eBay si era sostanzialmente preoccupata di difendere la posizione di
PayPal (acquistata nel 2002) da altre forme di pagamento come Google
Checkout. Di conseguenza, il sito d'aste aveva deciso di eliminare la
copertura assicurativa generale sugli acquisti nel portale, limitando
l'applicazione della protezione alle sole compravendite effettuate tramite
PayPal.
Alla luce di ciò, proprio in seguito alla causa promossa da Malone, la società
era finita nell’occhio del ciclone con il prospettarsi di pesanti sanzioni
per potenziale comportamento anti-concorrenziale, con abuso di posizione
dominante nel mercato delle aste online.
Dopo quasi tre anni, tuttavia, è di questi giorni la notizia che il giudice
americano avrebbe respinto l'originario ricorso, preferendo accogliere
la tesi difensiva di eBay.
La società, dopo aver ribadito la coerenza delle proprie tariffe con quanto
applicato dai principali competitors, aveva sempre contestato l'abuso di una
presunta posizione monopolista, ricordando come, sebbene fosse titolare di una
leadership nel segmento di appartenenza, il mercato delle aste online
non possa rappresentare un mercato separato ai fini antitrust, ma è di
contro direttamente ricollegabile alle diverse piattaforme e realtà commerciali
esistenti online, e non solo. Affermazioni avallate dal giudice, che nel
decidere non ha infatti ritenuto sufficienti le prove dell'accusa per
configurare la posizione monopolista di eBay.
Roberto Rais
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