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Lunedì 27 Settembre 2021
Focus

eBay e PayPal: nessun monopolio nelle aste online

Martedì 09 Marzo 2010
autore: Roberto Rais
eBay è recentemente uscita vincitrice da una class action promossa nel 2007 da un gruppo di iscritti alla piattaforma. Alla base dell’azione legale vi sarebbe stato il comportamento sleale tenuto dalla società che, forte di un sostanziale monopolio nel settore delle aste online, avrebbe imposto di fatto PayPal come sistema di pagamento.

La vicenda ha avuto origine nel dicembre del 2005, quando un ebayer americano, Michael Malone, aveva venduto sul sito d’aste alcuni altoparlanti al prezzo di 200 dollari. Malone in tale occasione si era visto ridurre il ricavo netto della vendita di ben 10,38 dollari, a titolo di tariffe e commissioni percepite da eBay sulla transazione. A suscitare, tuttavia, le proteste dell'utente era stato il successivo addebito di 5 dollari percepiti da PayPal sul conto "Premier", attivato “forzatamente” da Malone vista l'impossibilità di utilizzare per l’incasso della vendita il proprio conto "personale".

Il venditore, in tale occasione, aveva altresì notato l’esclusione da parte di eBay della possibilità di regolare le operazioni compiute all'interno del proprio portale attraverso metodi alternativi di pagamento: secondo il ricorrente (cui nel frattempo si era aggiunto un nutrito gruppo di aderenti alla class action intentata), all'epoca della formale protesta, eBay si era sostanzialmente preoccupata di difendere la posizione di PayPal (acquistata nel 2002) da altre forme di pagamento come Google Checkout. Di conseguenza, il sito d'aste aveva deciso di eliminare la copertura assicurativa generale sugli acquisti nel portale, limitando l'applicazione della protezione alle sole compravendite effettuate tramite PayPal.

Alla luce di ciò, proprio in seguito alla causa promossa da Malone, la società era finita nell’occhio del ciclone con il prospettarsi di pesanti sanzioni per potenziale comportamento anti-concorrenziale, con abuso di posizione dominante nel mercato delle aste online.

Dopo quasi tre anni, tuttavia, è di questi giorni la notizia che il giudice americano avrebbe respinto l'originario ricorso, preferendo accogliere la tesi difensiva di eBay.

La società, dopo aver ribadito la coerenza delle proprie tariffe con quanto applicato dai principali competitors, aveva sempre contestato l'abuso di una presunta posizione monopolista, ricordando come, sebbene fosse titolare di una leadership nel segmento di appartenenza, il mercato delle aste online non possa rappresentare un mercato separato ai fini antitrust, ma è di contro direttamente ricollegabile alle diverse piattaforme e realtà commerciali esistenti online, e non solo. Affermazioni avallate dal giudice, che nel decidere non ha infatti ritenuto sufficienti le prove dell'accusa per configurare la posizione monopolista di eBay.

Roberto Rais


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