Ancora novità dal mondo delle aste on line e, sebbene non facciano più notizia
le controversie giudiziarie che vedono contrapposte
maisons francesi e
rinomate multinazionali a eBay, fa discutere quanto accaduto nell'ultima
settimana in Germania, dove il Tribunale di Dusseldorf
ha riconosciuto
la non colpevolezza del portale di aste nella vendita di falsi orologi Rolex
sulla piattaforma.
La controversia, intrapresa dalla stessa Rolex SA nel lontano 2001, era finita
nel 2007 innanzi alla Corte Federale di Giustizia tedesca (organo supremo
giurisdizionale in Germania), che pur non riconoscendo eBay come responsabile
per il pregiudizio patito da Rolex dalla vendita di falsi orologi sulla piattaforma, aveva comunque
invitato la società
a monitorare le proprie aste e ad
intervenire prontamente di fronte alle segnalazioni di inserzioni illecite.
Su quest'ultimo aspetto la Suprema Corte tedesca aveva rinviato il procedimento
al Tribunale di Dusseldorf, ma qui le ultime pretese risarcitorie di Rolex sono
venute meno. I
giudici tedeschi, infatti, avrebbero scagionato ancora
una volta eBay, ritenendo infondate le accuse mosse dal produttore svizzero di
orologi che in sede processuale
non sarebbe riuscito a dimostrare in
maniera convincente il lassismo e l'inerzia della società di fronte alle
segnalazioni di aste illecite.
Una decisione che si inserisce in un puzzle giurisdizionale alquanto eterogeneo
a livello internazionale (viste negli ultimi anni le pronunce ora favorevoli,
ora sfavoreli nei confronti di eBay), ma che tuttavia, in questo periodo,
non è l'unico evento che catalizza l'interesse di
milioni di ebayers nel mondo.
E' di questi giorni, infatti, la notizia (diramata da
AuctionBytes.com) che due importanti contenziosi promossi
negli USA da altrettanti venditori contro eBay
potrebbero assumere
presto i toni di una vera e propria class action; le ragioni
in questo caso non sarebbero legate ad illeciti perpetrati da terzi sulla
piattaforma,
ma dall'atteggiamento monopolista di eBay nel
mercato delle aste on line e in particolare nei
sistemi di pagamento ad esso riconnessi (dove PayPal sarebbe
obbligatorio in alcuni settori, scoraggiando -a detta dei due venditori- in
altri il ricorso a sistemi di pagamento alternativi).
Come se non bastasse, è dall'Estremo Oriente che giungerebbe tuttavia la vera
“mazzata” per la società.
Nei giorni scorsi
Internet
Auction Co. (provider di aste n.1 in Corea, da tempo sotto il controllo di
eBay) avrebbe subito una violazione dei propri server da parte di ignoti
cybercriminali con il conseguente furto di dati personali
di centinaia
di migliaia di iscritti.
IAC avrebbe diramato un comunicato sull'accaduto ai suoi 20 milioni di utenti e,
vista l'entità del danno, starebbe valutando di offrire agli interessati un
rimborso in denaro “simbolico” (si parla di somme dai 35 ai 70 dollari,
all'incirca dai 25 ai 60 euro);
cifre in ogni caso irrisorie se
paragonate al mega-risarcimento che la stessa società potrebbe essere costretta
a pagare
agli oltre 141.000 utenti che per l'accaduto hanno già
adito le vie legali.
Redazione InterTraders