"Il trucco c'è ma non si vede" avrebbe detto il mitico Houdini
mostrando alla platea incredula il foulard della signora in seconda fila, finito
chissà come tra le sue mani. Certo, i tempi cambiano, e oltre ai protagonisti
cambiano anche le intenzioni di chi conosce trucchi ed espedienti per
impossessarsi delle cose altrui.
Niente di magico sia chiaro, la notizia del giorno ha ben poco a che fare con il
mitico illusionista e vede piuttosto ancora
al banco degli
imputati la nota tecnologia
RFID (Radio Frequency Identification), utilizzata per
l'identificazione, la lettura e la scrittura di dati a distanza, che trova ormai
largo impiego nella nostra quotidianità (il Telepass per l'autostrada è solo un
banale esempio) e in alcuni tipi di carte di credito e prodotti c.d.
"contactless" emessi da MasterCard, Visa e American Express.
Adam Laurie, esperto americano in sistemi a radiofrequenza, avrebbe illustrato
nel corso dell'ultimo Black Hat DC Briefings 2008, conferenza dedicata alla
sicurezza informatica tenutasi giorni fa a Washington, come sia possibile
rubare i dati di una carta di credito dotata di chip RFID senza neanche
farla esibire al titolare.
L'espediente si baserebbe sull'uso di un normale lettore RFID e di uno script in
Python per l'hardware realizzato dallo stesso Laurie; a dimostrazione di ciò
l'esperto avrebbe invitato un volontario tra gli spettatori a farsi avanti e,
senza fargli estrarre la carta di credito dal portafoglio, ne
avrebbe mostrato su uno schermo
il numero, nome del titolare, data di
emissione e di scadenza.
Non solo,
l'esperto avrebbe dimostrato come sia facile anche
"riscrivere" in alcuni casi sul chip ad insaputa dello stesso titolare.
Per illustrare ciò avrebbe cambiato i dati memorizzati su un chip RFID che
porterebbe lui stesso sotto pelle, sostituendo i propri con quelli di un animale
(spesso infatti il RFID viene usato per marchiare e catalogare il bestiame).
Contattata dalla stampa americana, American Express avrebbe replicato alle
parole di Laurie precisando come
i propri prodotti dotati di chip RFID siano
contraddistinti da
una maggiore sicurezza rispetto allo
standard e che comunque i dati acquisibili con il sistema usato
dall'esperto americano
sarebbero insufficienti per un uso illecito in
Rete.
A chi credere quindi?
Già in passato, in occasione del lancio del noto orologio "contactless" PayPass
Watch (
v. approfondimento) ci siamo occupati dei
potenziali rischi a cui si presterebbe la tecnologia RFID per i pagamenti. Chi
volesse tuttavia verificare di persona le affermazioni di Laurie può visitare il
suo sito Internet dove oltre a
trovare lo script incriminato è possibile acquistare l'hardware necessario per
"sniffare" dai chip altrui.
Redazione InterTraders