Sono più di 10 anni che il phishing è in Rete e ciononostante continuano ad
essere migliaia gli utenti che ogni giorno rimangono vittime di questo tipo di
frode informatica. Una truffa che trae la propria denominazione dal verbo
inglese “to fish” (pescare), in cui chi lancia l'esca è il phisher (il
truffatore) e chi “abbocca” è l'ignaro internauta.
La dinamica del phishing è cosa nota, il criminale di turno con l'ausilio di
social
engineering e altri espedienti informatici, invia una email al cliente di
una banca o più in generale di una società, fingendosi quest'ultima e invitando
il destinatario -con le ragioni più varie e fantasiose- a cliccare su un certo
link presente nel messaggio. Indirizzo che in realtà corrisponde a un sito web solo in apparenza identico a
quello dell'istituto di credito, ma che in realtà è solo un'abile ricostruzione
operata dal phisher per indurre la vittima a digitare i codici di autenticazione
(username e password) del proprio conto on line o i dati della carta di
credito.
Dalla metà degli anni '90, periodo in cui ufficialmente ha esordito il phishing,
ad oggi, la frode si è notevolmente affinata e diffusa, non limitandosi
necessariamente al perseguimento di un lucro pecuniario e investendo tecniche e
forme sempre più varie e sofisticate; si parla infatti di phishing tramite
email, VoIP, fax, sms etc., varianti che fanno più vittime di ieri grazie anche
all'inflazionamento del fenomeno e alla diffusione di kit software “all
inclusive” che permettono ai malviventi più inesperti di cimentarsi in tentativi
abbastanza credibili di truffa.
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