Recentemente un nostro lettore, Gaetano D., ci ha chiesto quanto siano
attendibili le vendite di farmaci via Internet, in particolare di vaccini
contro la tanto temuta ‘influenza
suina’, che nelle settimane e nei mesi scorsi ha fatto praticamente
tremare l’intero pianeta.
Effettivamente in rete le occasioni per acquistare “presunti” farmaci antivirali
e vaccini non mancano di certo. Il fenomeno non rappresenta nemmeno una novità,
considerando che da diverso tempo le autorità competenti lanciano
periodici allarmi sui pericoli inerenti la compravendita non autorizzata
di simili sostanze. Una lotta all’illegalità che però non ha sempre condotto a risultati brillanti,
sebbene l’Unione Europea abbia predisposto un framework in linea con gli
obiettivi da perseguire, e non manchi di certo la volontà di incrementare il
lavoro sinergico con le varie istituzioni operanti in campo sanitario.
Lo scenario caratterizzato dalla vendita illegale di medicinali ha poi acquisito
dimensioni ancor più impressionanti proprio in occasione della recente
diffusione del virus A/H1N1, il primo, in cinquant’anni, per cui la World Health
Organisation abbia ritenuto necessario utilizzare il vocabolo “pandemia” in
relazione alla sua capacità diffusoria.
I timori di un contagio
incontrollato hanno scatenato la corsa al vaccino, alimentata anche dal timore
di non poter entrare in possesso del farmaco a causa di una primaria scarsità
delle dosi diramate alle strutture competenti.
Di qui la volontà di cercare altre strade, compresa quella, maggiormente a
portata di mano,
che conduce alla rete. Una strada che è
tuttavia densa di pericoli, sui quali non possiamo che ricordare la posizione
assunta dall’European Medicines Agency fin dalle prime settimane di diffusione
del virus su larga scala. L’EMEA aveva infatti messo in allerta i cittadini del
vecchio Continente
dal desistere dall’acquisto delle dosi del Tamiflu
tramite Internet, in una richiesta di cautela rilanciata anche
recentemente:
il rischio comune è infatti quello di entrare in contatto
con truffatori senza alcuno scrupolo, capaci -nella migliore delle ipotesi- di
vendere come antivirale una sostanza inefficace (poiché contenente ingredienti
inattivi o semplici zuccheri) o addirittura -nell’ipotesi più deleteria per la
salute- tossica. Senza escludere comunque la possibilità che a denaro incassato
non spediscano alcunché.
Il nostro consiglio è pertanto quello di stare alla larga da simili tentazioni,
e non dar seguito alle offerte che ancora oggi -ad “allarme suina” oramai
ridotto- continuano a pervenire nelle caselle e-mail di mezzo mondo.
Roberto Rais